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Intervista: Il secondo conflitto mondiale dagli occhi della popolazione

Roberto Pierro intervista Francesco Paolo Vitillo

Biografia di Francesco Paolo Vitillo

F.P.V. nasce da una famiglia di contadini il 30/07/1928 ad Ariano Irpino (AV), dove vive durante la guerra con i suoi due fratelli. Il padre classe 1903 non partecipò a nessuno dei due conflitti mondiali.

Premessa

L’intervistato è oggi un imprenditore in pensione con indubbie qualità intellettive, ancora oggi dedito alla lettura. La sua conoscenza degli avvenimenti storici e il loro preciso collocamento è sicuramente dovuta ad un interessamento dopo la guerra. L’impressione che ho è quella di un libro di storia che parla.

L’intervistato legge un promemoria precedentemente preparato.

Nel 1939, che io mi ricordi, esisteva il coprifuoco dopo le ore ventuno non si poteva girare specie nelle città. Non c’erano illuminazioni pubbliche e nelle case non si potevano tenere le luci accese, perché di notte si vedevano da lontano e gli aerei che passavano facevano fotografie in cerca di pericoli e bombardamenti. Tutto era razionato e tesserato: pane, sigarette ecc. Quindi era una vita difficile, non esistevano divertimenti. Poi arrivò l' 8 settembre 1943 e ci fu la resa, le campane suonavano a festa. Si diceva "è finita la guerra" invece da noi cominciò il 9 settembre. La mattina sul cielo arianese volarono trentatré aerei per circa due ore e alle undici circa ci fu un bombardamento, cercavano di rompere le strade principali per accerchiare i tedeschi. Dopo gli sbarchi a Napoli i tedeschi erano sparsi dappertutto. Dopo i tre giorni di bombardamenti americani i tedeschi cominciarono a ritirarsi, in questa fase ci sono stati diversi morti e molte donne hanno subito violenze. Intanto si lavorava. Passò del tempo e arrivarono truppe americane ed inglesi ma erano di tutte le razze, si incominciò a stare meglio ma sempre con il coprifuoco. Facendo un passo indietro c’era una differenza tra camicie nere ed esercito (mi fa un cenno alla situazione del Nord nel 1945 n.d.r.). Al nord ci sono stati partigiani che hanno contribuito a cacciare i tedeschi ovviamente questo non l’ho vissuto ma sentito.

Come era vissuto il fascismo e come era visto Mussolini prima e durante la guerra?

Prima della guerra Mussolini era una cosa!!! C’era un ordine, una disciplina che si poteva dormire con le case aperte, nessuno ti diceva niente. Quando arrivò la guerra, allora dobbiamo ritornare indietro a quando cominciò la guerra d’Africa che l’Italia vinse e Vittorio Emanuele diventò imperatore. Finita la guerra d’Africa tutto si calmò. Poi ci fu la seconda guerra mondiale e nelle operazioni militari le cose non funzionarono più, perché l’esercito italiano era trattato in modo differente rispetto ai fascisti da Mussolini come se i fascisti, camicie nere, fossero stati i padroni e l’esercito i garzoni. Io sono stato a fare l’istruzione premilitare, quelli che non lo facevano pagavano una tassa. Noi giovanotti “non capivamo niente” e avere addosso una tuta con i fasci vicino, chissà che pensavamo di aver addosso! C’erano persone intelligenti che non sostenevano questo e quindi c’erano dei trattamenti diversi. Poi ci sono stati tradimenti famosi che lo testimoniano a guerra inoltrata.

Mussolini era vissuto come una imposizione?

Lui nel 1922 era un reduce di guerra e fu ferito in uno scoppio di una granata, se ne parlava molto all’epoca.

Propaganda?

All’epoca c’era solo Mussolini il Re invece no. Nel 1922 lo Stato Italiano non stava bene. Ci fu la marcia su Roma, su Casa Reale. Il Re lo fece entrare e dopo una lunga discussione il Re lo fece capo di stato perché le masse lo volevano.

Le prime impressioni allo scoppio della guerra?

All’inizio si pensò come alla guerra in Africa, una guerra da niente. Si pensava che la guerra non arrivasse qua, perché andava verso altre direzioni.

Era chiaro il perché della guerra?

Per quello che sappiamo noi, che si diceva era per non dare i fondi indietro. Mussolini diceva che in caso di guerra questi aiuti si dovevano dare ai militari. Poi quando la guerra andava male toglievano perfino le ringhiere ai balconi per farne armi. Tanti funzionari locali si arricchirono con queste requisizioni. Venivano anche requisiti dei muli, dei cavalli insomma animali buoni.

Questo anche durante l'occupazione tedesca?

Durante l’occupazione tedesca abbiamo principalmente sofferto la fame. I tedeschi più che requisire ci hanno sparato.

Cambiamento della vita economica durante la guerra?

Noi siamo stati sempre male, finita la guerra c’è stato un cambiamento, abbastanza veloce perché nel settembre del 1943 la guerra è finita qua e i soldati sono incominciati a tornare. Dopo il 1945 sono arrivati buoni di occupazione. La produzione ortofrutticola veniva venduta ai paesi limitrofi ma durante la guerra non sempre ci si poteva andare perché era rischioso. Poi ci fu “Repubblica o Monarchia” e il grande cambiamento. 

Durante la guerra c'era il sentimento patriottico?

È andato calando man mano. Perché quando le truppe indietreggiavano e furono fatti i primi sbarchi in Sicilia, che sono stati un anno per arrivare qua, tutti i capi del regime hanno calmato l’aria di fortezza perché anche loro erano incerti sul futuro.

Durante la guerra c'era la fiducia nel re?

C’era più fiducia nelle camicie nere.

Il re però fece arrestare Mussolini.

Il Re non ha mandato via nessuno, scappò nel 1943. Aveva avuto sempre una figura diversa ma a fine guerra se si fosse votato “Monarchia o Fascismo” avrebbe vinto la Monarchia senz’altro. Non c’era fiducia per nessuno. Perché non c’era niente e si moriva di fame.

Le notizie attraverrso quali mezzi arrivavano?

C’era qualcuno che aveva la radio, le notizie arrivavano con ritardo. Dopo sbarcati gli americani, se stavamo su ad Ariano deserto (il paese si trova nella posizione più alta n.d.r.) guardando verso Napoli si vedevano sempre dei lampeggiamenti. Passavano degli aerei ma chi sapeva di che nazionalità erano. Un po’ di carta stampata.

I religiosi che atteggiamento avevano?

I preti erano sempre per la preghiera, ai preti non conveniva aiutare i fascisti perché anche loro erano limitati. Per quello che ho visto erano contrari al regime.

Ad Ariano c'era un carcere politico?

Sì, stava ai Martiri (zona arianese n.d.r.), non era nascosto, si sapeva che c'erano prigionieri politici quindi erano maggiormente socialisti. Là c’era sempre una guardia con il moschetto sulle spalle, loro stavano nel recinto con una rete molto alta. All’epoca gli conveniva stare là invece di andare al fronte.

Durante la guerra le atrocità naziste si conoscevano?

Era una cosa che non si sapeva e io non l’ho mai capito se non dopo. Io certamente non lo sapevo.

Vi sentivate minacciati in prima persona dalla guerra?

 Sì, si sentiva perché mancava tutto e ogni cosa che si diceva c'entrava la guerra. Però all’inizio dal 1939 al 1941/42, guai se una persona parlava male di Mussolini, subito la mandavano in esilio. Poi alla fine neanche loro (i fascisti n.d.r.) avevano il coraggio di condannare chi lo diceva per sfogo, perché questo uomo (Mussolini n.d.r.) si mise in testa di fare la guerra all’America e all’Inghilterra.

I bombardamenti e la guerra aerea?

La guerra aerea noi l' abbiamo avuta per tre giorni: 9, 10, 11 settembre 1943, hanno sganciato le bombe.

Non ci sono stati altri bombardamenti?

No, sono passati tanti aerei ma qua non ne abbiamo avuti più. Noi abbiamo avuto le bombe nella zona sopra il cimitero. Sono morte tre, quattro suore francescane. Poi i tedeschi ammazzarono una persona in una masseria nel tentativo di rubare un cavallo al proprietario.

La popolazione sapeva chi faceva questi bombardamenti?

Gli americani, certamente noi sapevamo che erano loro, perché i tedeschi non avevano nessun interesse a spezzare le strade visto che dovevano marciare.

La figura degli americani prima del loro arrivo.

Bombardavano, erano visti male perché tu stavi qua e da un momento all’altro…! Poi quando cominciarono a stare qua cambiò tutto.

L'armistizio italiano.

Sì, pensai che la guerra era finita, si diceva "oramai abbiamo finito". “Adesso è finita la guerra,ci rimettiamo” però poi c’è stato il tempo dei bombardamenti, e sono spariti tutti (i tedeschi n.d.r.). Dopo l’armistizio arrivò la parte più brutta, non potevamo nemmeno più uscire.

Il cambiamento dei tedeschi da alleati a occupatori.

I tedeschi più che occupare cercavano di nascondersi, di prepararsi all’assalto e di sparare. Alla Maddalena (zona arianese n.d.r.) c’erano tutti ulivi molto grandi e là sotto si misero i tedeschi, gli anziani che avevano fatto la guerra nel 1915/18 dicevano "oramai siamo finiti, se i tedeschi si piazzano lì sparano dappertutto e ci saranno i combattimenti grossi! Noi potremo solo scappare". Però in otto, dieci giorni sono spariti non se ne è visto più uno, sono andati via da soli. Noi continuavamo il coprifuoco, c’erano delle pattuglie ma noi non sapevamo se ci sparavano e chi fossero, se americani o tedeschi. Però io so che i tedeschi non ci hanno sganciato una bomba. I tedeschi quando si ritirarono fecero saltare in aria il ponte vecchio di Melito (paese limitrofo ad Ariano n.d.r.), anche quello di Castelfranco (idem n.d.r.). Gli ultimi che passavano lo facevano saltare e gli americani dovevano poi vedere dove passare. Però gli americani erano più attrezzati dei tedeschi, quindi per loro era facile organizzarsi.

Quando eravamo alleati con i tedeschi eravamo amici, eravamo della stessa famiglia, poi si sono venduti (i fascisti n.d.r.) e l’alleanza non è più esistita. L’occupazione è stata breve, sono stati malvagi per quelli che lo sono stati ma non è stata una cosa molto grave. Facevano razzie, …con donne. Prendevano da mangiare, forse non ne avevano bisogno e gli piaceva molto bere.

Ci sono stati stupri?

Qualcosa è successo ma piccole cose, non hanno avuto il tempo materiale di stare fermi. Non c’è stato.

Ci sono state fucilazioni?

Che ricordo io due persone. Ma per rappresaglie.

È possibile giustificare i tedeschi?

Loro erano sempre rigidi, duri poi c’era quella cosa (l'armistizio n.d.r.). Non si poteva parlare per la lingua in secondo luogo erano sempre tesi. Qualcuno diceva “venduti”. Presero molti giovani nel 1943.

Si sapeva dove li portavano?

Qualcuno finì anche in Germania, molti però scapparono. Li portarono nei campi di concentramento. Noi e molti altri dopo il dieci non ci siamo più fatti vedere allo scoperto.

Quali erano le differenze tra americani e tedeschi durante le loro rispettive permanenze?

I tedeschi alla fine non venivano giustificati. Con gli americani, dopo i bombardamenti, abbiamo vissuto insieme bene, anche se il giovane (gli americani n.d.r.) cercava la donna gli uomini non erano molestati. Invece i tedeschi li prendevano e li portavano dappertutto.

La liberazione.

Arrivarono soldati di tutte le razze, tutti quelli che combattevano nelle Nazioni Unite, c’erano anche i neri, mulatti…

C'erano anche le truppe francesi (marocchine)?

No, c’erano i neri ma americani.

Ci furono stupri o maltrattamenti da parte dell truppe alleate?

No, maltrattamenti no, avranno fatto qualcosa (sesso n.d.r.) però era uno sfruttamento reciproco.

Posso dire che abbiamo visto la fame, c’è mancato tabacco, medicine, tutto. Dopo che arrivarono gli americani ci fu in abbondanza di tutto, mangiare, bere. Però ci sono state delle truffe e delle speculazioni. Ti racconto un aneddoto: c’era un maresciallo che con due complici derubarono la nipote di De Gasperi. Questa si andava a sposare con un ammiraglio della marina. La fermarono vestiti da Carabinieri (non so se lo erano veramente), la derubarono e la stuprarono. Lei fu tanto furba che in quei momenti gli rubò il portafoglio. Fecero sette anni di carcere per uno, perché avevano un accordo, se venivano scoperti andavano tutti in galera. Non sapevano però l’illustre parentela.

 

Conclusioni

Francesco Paolo Vitillo dà la propria versione della storia scandendo con precisione la maggior parte degli avvenimenti storici. Sono ben leggibili i sentimenti di una popolazione fortemente provata dalla guerra. Tutto ciò fa di questa intervista un pezzo di “storia orale” molto interessante. 

 

Note:
La redazione ringrazia l'amico Roberto per questa preziosa testimonianza arianese sul secondo conflitto mondiale. 

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